I racconti delle socie
![]()
La Egle è una socia
molto attiva: scrive, disegna, inventa e tutto per il club!!!!
Ecco la prima parte di "UNGHIE E CAPELLI", il diario della Cesira
UNGHIE E CAPELLI
(diario di Cesira)
1 dicembre
Hanno telefonato oggi, l’uno al mattino molto presto, l’altro verso l’orario di
chiusura pomeridiana, per il consueto appuntamento settimanale; ovviamente hanno
chiesto il solito.
Con tutto quello che abbiamo da proporre, lampade, pulizia del viso, depilazione
e quant’altro e loro chiedono sempre lo stesso e Dio sa se avrebbero bisogno di
ben altro.
Non ho avuto cuore di farli entrambi nello stesso giorno così sono riuscita a
sistemarli diversamente verso l’orario di chiusura… ora devo solo annunciarlo
alle ragazze che, ovviamente, se lo aspettano.
L’altro ieri ho saputo che si sono organizzate e hanno compilato una tabella di
turni, sono state molto brave anche perché non ho lasciato loro molta scelta.
Unghie e Capelli sono sistemati per la settimana prossima.
3
dicembre.
Giornata
spaventosa, il telefono non ha fatto altro che squillare e l’agenda è stata
tutta stravolta; ho dovuto spostare Unghie al 10…
più tardi
Caro diario, sono sfinita. Un dramma.
Oggi ha chiamato Capelli, era disperato, dice che non può aspettare così tanto,
pare che debba vedere un vecchio amico per una soirée, e confesso che la
sola idea mi dà forti problemi intestinali, e deve venire da me, “assolutamente
e improrogabilmente, cara”, il 10; non può aspettare sino all’11.
Unghie e Capelli verranno lo stesso giorno… le ragazze non erano per nulla
contente all’idea, e non posso dar loro torto, ma “la pagnotta la si deve
portare a casa”.
Stasera esco…
4 dicembre
Che serata ieri sera! Giovanni è stato fantastico, un vero
anfitrione per tutto il tempo; mi ha fatto ridere come una matta.
Avrei voluto trattenermi ancora un po’, ma le faccende di casa non aspettano e
poi c’era una nebbia fittissima fuori.
Non so se ce la faccio a sopportare ancora a lungo la nebbia d’inverno e le
zanzare d’estate; vorrei trasferirmi… magari prima del 10.
Per tutta la giornata di oggi non ho fatto altro che pensare a Unghie e Capelli,
ormai dovrei esserci abituata, e infatti non mi intimoriscono più come un tempo,
ma continuano a mettermi un po’ a disagio.
Ricordo quando, con l’eredità della zia di Buco del Signore, sono giunta qui per
farmi una vita.
Avevo iniziato a lavorare come shampista da “Mina coiffeuse”, per poter
fare un po’ di pratica, e dopo qualche anno la buona sorte mi sorrise;
Giuseppina, la proprietaria del “Mina”, voleva ritirarsi dagli affari!
Dopo tanti anni dedicati al lavoro, gli ultimi interventi di chirurgia plastica
avevano fatto scoprire a Giuseppina una quarta giovinezza e insieme all’amica,
Maria Giulietta, conosciuta nell’ambulatorio del chirurgo plastico, avevano
deciso di spassarsela a Capo Verde.
Maria Giulietta era proprietaria di un locale molto grande, adibito a
lavanderia, le “Lavanderie Industriali Maria Giulietta Arconi convenzionate”
(convenzionate con cosa poi non lo sa neppure la Giulietta), e sapendo che anche
lei stava vendendo mi feci avanti: comprai i locali della Giulietta e la licenza
della Giuseppina.
Per conservare memoria dei luoghi e delle care settantenni, che ringiovanivano a
colpi di bisturi, decisi di chiamare la mia attività “Juliet and Mina centro
estetico”.
Gli inizi non furono facili, l’eredità della zia Giacoma non fu sufficiente a
coprire l’intero importo delle spese e dovetti ricorrere a un mutuo, così la
prima volta che Capelli varcò la soglia del mio negozio ne fui sia sollevata che
intimorita.
Capelli era alto, emaciato, il volto pallido ed entrò con passo felpato, il
corpo celato da un gran capotto nero e alla sola vista mi aggrappai alla prima
cosa di ferro che riuscii a trovare; non stavo svenendo, per quanto la vista
fosse orribile, anche se mai come la zia Anselma dopo una notte di bagordi alla
casa di riposo, ma temevo che l’uomo menasse con sé la sfiga.
Non parlò molto quella volta, si limitò a chiedere una messa in piega per i suoi
amati… ehm… capelli.
Dopo qualche tempo arrivò anche Unghie, laconico come Capelli, ma se non altro
potei esibirmi con gli smalti in alcune creazioni sorprendenti; non so come
faccia ad avere delle unghie così.
Unghie, a differenza di Capelli, ha queste unghie lunghe bellissime e ben
curate, ma fisicamente è un po’ come Capelli; alto, emaciato, pallido e via
discorrendo
Quelle unghie però sono la mia tela, su di esse posso esprimere il mio estro
creativo; ricordo che una volto vi ho anche riprodotto “Guernica”.
Dopo quella volta Unghie e Capelli hanno continuato a frequentare il mio negozio
con assiduità e regolarità: tutte le settimane si siedono alle loro solite
postazioni e tutte le settimane si fanno fare uno le unghie e l’altro i
“capelli”; è così che si sono guadagnati i loro soprannomi.
Le prime volte il loro aspetto repellente, il loro cipiglio scuro, e quell’aria
da menagramo che li accompagna, entrambi pallidi con lunghi cappotti neri e
mises severe, mi metteva a disagio, mi intimoriva e nel contempo il loro sguardo
ardente mi irretiva, affascinandomi.
Col tempo si sono fatti più loquaci, sono strani ma interessanti, con un certo
magnetismo che non so spiegarmi, l’unica cosa che mi irrita è il fatto che
sbaglino sempre il mio nome; Capelli continua a chiamarmi “Mina cara” e Unghie è
un continuo “Juliet tesoro”.
D’accordo, Cesira non è che sia una meraviglia di nome, ma è così difficile da
pronunciare?
Non ho mai avuto pregiudizi di sorta, ma che i miei primi clienti fossero uomini
con quelle richieste ricordo che mi mise un po’ d’ansia; mi sbagliavo e devo
dire che forse mi hanno anche persino portato fortuna; sono dieci anni che
vengono tutte le settimane, e il mio lavoro ha ingranato proprio con loro… a
volte penso che non avrei raggiunto la notorietà senza di loro.
Con le ragazze ne abbiamo parlato e abbiamo ipotizzato quale lavoro possano fare
questi due… beh… l’immagine di Unghie e Capelli in bustino e stivaloni a zampa
ci ha fatto ridere per giorni.
Capisci, caro diario, che questa immagine unita al fatto di aver visto Capelli
con i bigodini e Unghie con uno smalto fucsia acceso, ha contribuito a farmeli
vedere sotto una nuova ottica.
Sono decisamente stranieri, subito ho pensato che potessero venire da Bettola, o
da uno di questi paesi di montagna, ma ora che li conosco abbastanza penso che
non siano italiani; poveretti costretti a lavorare di notte, fuori, con
qualunque tempo, non mi stupisce che siano così pallidi.
Di certo guadagnano bene, anche se non capisco con che coraggio i clienti
possano andare con loro, capisco il magnetismo ma a tutto c’è un limite, ma si
vede che gli affari vanno loro molto bene; ricchi sono ricchi, si vede dalla
qualità dei loro vestiti… roba di sartoria… non so neppure se si conoscono… Uh!
Ho lasciato i cappelletti sul fuoco…
5 dicembre
L’inizio settimana è sempre traumatico e per tenere fede a
questo, oggi abbiano dovuto chiudere e chiamare la derattizzazione; meno male
che me ne sono accorta subito.
Ho telefonato agli appuntamenti di oggi per spostarli più avanti.
6 dicembre
Mi sono riappropriata del mio negozio, schifosi ratti, e il derattizzatore, davvero un bell’uomo, una nocciolina che ruzzola in salita ma con la chiappa crescente, mi ha portato il conto… signùr che cifra! L’importante è che mi sia liberata delle bestiacce senza che si sapesse in giro.
9 dicembre
Non ho neppure potuto aggiornare il diario in questi giorni, ma
c’è stato molto lavoro da fare e ho dovuto piantare nuovamente l’aglio perché la
vicina me l’ha rubato… ma si può?
Ieri è venuto il prete a benedire la casa.
Sono stata tutta compita ascoltando la sua orazione, ho fatto la mia offerta per
la benedizione, e alla sera, quando mi sono vista con la Luciana, la mia amica
d’infanzia, ho passato la serata a pettegolare sulle nuove prodezze del parroco;
mi dovrò confessare… magari in un’altra parrocchia.
segue nel prossimo numero...