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Salve Care Moire, 

in questo nuovo numero della Moirazine, la vostra Egle vi parla di musica.
Certo ci occuperemo dell’aspetto più glamour della musica e quindi dell’abbigliamento che le star, più o meno note, della musica hanno indossato per creare sensazione.
Alcuni dei nomi che vi proporrò susciteranno un simpatico: “..e chi è?”, ma vi assicuro che trattasi di nomi di un certo calibro anche se, almeno una, è stata ampiamente sottovalutata e solo di recente, in un certo ambiente di nicchia, sta venendo riscoperta.

Partiamo subito coi pezzi da novanta e quindi con David Bowie.

Ci interesseremo del tempo in cui Bowie non era ancora tale e si aggirava per la scena glam-rock con l’alter ego di Ziggy Stardust.
Siamo in pieni anni ’70 e il nostro si inventa un personaggio che con i suoi eccessi, marcatamente androgino e con trucco da drag queen, segnerà un’era fondamentale nella musica.
Ziggy Stardust dura solo una stagione, Bowie lo “ucciderà” pubblicamente durante un concerto per poter continuare a reinventare se stesso senza avere sulle spalle pesanti fardelli, ma è con Ziggy Stardust che raggiungerà la fama, ed è grazie ai brani prodotti in quel periodo che manterrà inalterata la sua fama.
Icona glam rock, Ziggy Stardust vestiva e si truccava in modo eccessivo, luccicante e sperimentale.
In queste foto potrete vedere alcuni esempi del suo abbigliamento; erano gli anni ’70 e l’eccesso era quasi all’ordine del giorno.

 

                  

La prossima artista è l’immancabile Cher, altrimenti detta la “Luminosa”.

Dopo gli esordi in un concerto nel quale duetta con Bob Dylan, la nostra inizia una sfolgorante carriera, prima a fianco del marito Sonny, e poi da sola che la porterà a sfornare successi come gnocchetti.
Il tempo passa, i soldi aumentano, e la nostra, come è noto, decide di ricorrere al chirurgo plastico per alcuni ritocchi qui e là...i maligni enumerano un quantitativo imbarazzante di ritocchi, la nostra si limita a citarne un paio; personalmente ritengo che ormai non abbia più nulla di organico, ma la Luminosa rimane un faro di stile e di eccesso.
Negli anni i suoi costumi si fanno sempre più scintillanti, decide che dei suoi capelli non sa più che farsene, e ammette candidamente che fa uso di parrucche; in un album, “living proof”, c’è tutta una carrellata di diverse parrucche.
Care Moire, la Luminosa è un faro , una guida da seguire come provano queste immagini.

                                                                                    

Kate Bush ammaliò Davd Gilmour con la sua voce e la voce, unita alle sue ballate ai suoi testi, la contraddistinguono rispetto alla massa.

Il suo stile influenzerà generazioni di cantautrici, non ultima Tori Amos.
Durante però la sua lunga carriera ha sempre mantenuto una certa sobrietà di fondo, non è nell’abbigliamento che cerchiamo la sua “moirezza”, o “moirità” o “moiretudine” che dir si voglia, ma nella mimica facciale.
Allieva di Lindsay Kemp, come Bowie del resto, la nostra, già ballerina, pianista, riesce a stregare dai suoi video per le espressioni eccessive.
L’unico vero eccesso fu nel video “Babooska” quando sfoderò una cotta di maglia minimal.

 

                              

Con Siouxsie ci addentriamo nei meandri della musica goth, come si chiama ora, o new wave, come si chiamava negli anni in cui è nata e nei quali la vostra Egle l’ha conosciuta.

Siousxie si truccava pesantemente, diciamo che il modello “panda” è sempre andato per la maggiore fra gli artisti depressevoli del periodo, ricordiamoci di Robert Smith dei “Cure”, ma la nostra amava esaperare gli occhi con un incarnato pallido, di rigore per il maledetto doc, e infischiandosene delle sopracciglia ad ali di libellula.
In principio, ma anche di recente, Siouxsie ha mantenuto come marchio di fabbrica il suo peculiare trucco.
Col tempo l’acconciatura ribelle da punk, la nostra ha iniziato come groupie dei Sex Pistols, ha lasciato il posto per più sobri tagli di capelli, ma il trucco è rimasto quello di sempre.

 

           

Nina Hagen è eccessiva e kitsch in tutto.

Ha una formazione da cantante lirica, la vostra Egle azzarda un “mezzo soprano”, figlia di Eva Maria Hagen, famosa in Germania, Nina si butta quasi immediatamente sulla scena punk.
Qualcuno ha scritto di lei: “Nina Hagen era tedesca e gridava come una pazza”...è tutto vero, e dal televisore ha procurato anche alcuni incubi ai più delicati di stomaco.
Non saprei da dove partire a raccontare i suoi eccessi: ha incontrato Dio a 16 anni dopo essersi calata un acido, crede fermamente negli alieni, ha sposato un tizio di gran lunga più giovane di lei perché convinta che  si fossero amati in una vita precedente e via discorrendo.Nella sua lunga carriera ha affrontato numerosissimi generi: lirica, pop, punk, rock, dance...e poi di tutto un po’ da “como’ notte” a un giornalista che passava di lì per caso...ah...scusate, questa
 è un’altra diva: l’indimenticabile Elizabeth Aaronmichaelfenzerlinderpopperberger, meglio conosciuta col suo nome d’arte di Liz Aaronmichaelfenzerlinderpopperberger.
La vostra Egle la vide per la prima volta nel video di “So Bad” che negli anni ’80 venne passato un paio di volte.
Vi lascio alcune immagini care Moire affinché possiate rendervi conto da sole; a detta di molti Nina Hagen è l’unica vera Diva che la Germania post bellica abbia mai prodotto.

L’ultima artista della quale vi parlo è Lene Lovich; se state per escalmare “...e chi è?”, non sentitevi in imbarazzo.

La sua, rapida, fama inizia negli anni ’80, e termina anche in quegli anni, con un brano che balzerà presto nelle vette delle classifiche; sto parlando di “lucky number”.
La conferma del successa arriverà poi con il successivo “new toy”, che in Italia, non si sa perchè, sarà usata, almeno per un certo periodo, come sigla del cartone animato “mimì”.
Malgrado il suo nome sia per lo più sconosciuto, la sua influenza nella scena goth è grande, ma ovviamente a noi interessa il suo modo di proporsi.
Qualcuno ha detto di lei che riesce ad vestirsi in modo splendido con una accozzaglia disomogenea di stracci: ed è vero.
Con gli anni non ha perso il suo stile peculiare sia musicale, sapendosi reinventare dopo anni di assenza dalle scene, sia nella scelta delle mise. 

E con queste parole, care Moire, vi saluto e vi dò appuntamento al prossimo articolo. 

Vostra, Egle.

 

MOIRAZINE 8
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