Moire da Favola!

 

Carissime moire, la Disney ci ha regalato eroine di tutti i tipi. Fragili, timide, coraggiose, selvagge, narcolettiche, eleganti, umane, semi umane, e persino animali… per tutti i gusti, insomma. E le Cattive? Ecco, tra loro – secondo me – non mancano alcune moire di gran classe e carattere. Io ne ho scelte cinque, andiamo a conoscerle.

Da “Biancaneve e i Sette Nani” (1937), Grimilde, La Regina. Fascinosa monarca con uno stile cinematografico, nei suoi primi piani non manca di ricordare una Gloria Swanson al suo meglio o comunque una diva a cavallo tra il muto e il sonoro, invece la poveretta si ritrova una figliastra belloccia ma disgraziata, che canta con le colombe e gli animali della foresta, frequenta nanetti e si strozza con le mele. Grimilde, in tutto questo, sente gli anni che passano mentre rimane attaccata al suo Specchio delle Brame, che consulta per farsi sollevare il morale, ma quello le dice che Biancaneve è più bella di lei. Logico poi che una perda le staffe. Grimilde però è una moira di spettacolo. Col suo leggendario ensamble viola e cuffietta aderente nera coronata, pare uscita da una pièce di Shakespeare. I suoi gesti, i suoi sguardi, sono un trionfo di moiricità. Eccessiva come una drag queen e melodrammatica come una musa greca, Grimilde sembra la perfetta “Moira sull’orlo di una crisi di nervi”. La vendetta sulla vecchiaia – e per estensione sulla giovinetta rompi uova – la spinge a camuffarsi, darsi ai veleni e scapicollarsi per i boschi, dove purtroppo fa una pessima fine. Ahimè, non c’è comprensione per una Regina sul viale del tramonto.

Da “La Bella Addormentata nel Bosco” (1959), Malefica, La Gotica. Il suo stile ricorda quello di Grimilde, ma è più luciferina e ha un bel daffare tra principesse narcolettiche, fate madrine e principi impiccioni. Dalla sua ha un corvo, un anello, uno scettro, un look spettacolare con copricapo bicornuto, ma soprattutto può diventare un drago! I suoi lineamenti sono spigolosi, un po’ come il suo carattere che per un mancato invito al battesimo della Principessa Aurora le fa pronunciare una maledizione sulla piccina. Però c’è da capirla, povera donna… tutte le fate del regno, anche le più inutili e rincoglionite, sono state invitate e prontamente accolte, mentre a lei – così potente e magnifica – no, neanche una partecipazione. Chiaro che s’inalberi, e dalla via che c’è trami vendetta. Però, come tutte sappiamo, le povere cattive non vincono mai, e Malefica, se vogliamo anche un po’ penalizzata dal nome d’arte – per altro perfettamente intonato al look – finisce male come tutte le colleghe. Una moira incompresa dalla sua società contemporanea, finita sul rogo di un’inquisizione bionda. Le principesse dell’epoca erano tutte così, bionde, belle e zuccherose, una bontà stucchevole che non lasciava spazio a caratteri forti e volitivi. Troppo avanti!

 

Da “La Carica dei 101” (1961), Crudelia, La Fashion Victim. Difficile farsela simpatica, con quel suo pallino per le pellicce di cucciolo e i modi sgarbati, ma guardiamo le cose dal suo punto di vista. Insomma, questa poveretta già si ritrova un nome impegnativo – prendiamocela con mamma e papà DeMon, che battezzano così “crudelmente” la loro piccina – e sotto questo segno la piccola cresce, tra sfarzo e alta moda, fumando come una ciminiera e mandando giù appena l’indispensabile per non volare via al primo refolo d’aria. Perché? Io mi sono data una risposta: alla giovane Crudelia non resta altro che emergere al di sopra del suo nome, ma non ce la fa, soccombe ad esso e alla fine lo abbraccia, vuoi per sfinimento, vuoi per furia e vendetta. Davvero triste, una maschera tragica – e con tutto quel trucco, si può ben parlare di maschere – di una grande moira, perché Crudelia è eccessiva, riempie la scena, domina su tutti, e poi solo una moira avrebbe potuto pensare a una pelliccia di dalmata.

Da “La Sirenetta” (1989), Ursula, L’Animale da Palcoscenico. Strega dei Mari metà donna e metà piovra, Ursula è un portento dall’inizio alla fine. Di tutte le moire Disney, è la più drag, e non c’è da stupirsene visto che gli autori si ispirarono per lei a Divine, la Drag Queen più famosa di tutti i tempi. O comunque, prima dell’ascesa di RuPaul. Il corpo di Ursula non è esile o elegante come quello delle sue colleghe, ma sa essere comunque sinuosa come i suoi tentacoli, armoniosa nei movimenti e padrona della scena come solo una diva del palcoscenico – magari di Broadway o Las Vegas – sa essere. Incanta, suadente o furiosa che sia, sempre splendida e con quell’elegante ensamble che non è un “abito”, ma la sua pelle nera di piovra. Se ci pensiamo, Ursula ci si presenta nuda e cruda – come il sushi (okay, era una battutaccia) – fin dall’inizio. Tutti sanno chi lei sia, una strega potente e poco raccomandabile col suo desiderio di regnare sui sette mari al posto di Re Tritone. Ma quella sciocca di sua figlia non ascolta ragioni né consigli, così Ursula promette all’ingenua Ariel un paio di gambe in cambio della sua voce. Beh, c’è da biasimarla? Non è cattiva, sono gli altri che sono stupidi.

Da “Le Follie dell’Imperatore” (2000), Yzma, l’Arrampicatrice Sociale. Dopo un breve ripensamento, ho deciso di includere anche Yzma nella lista di moire Disney. Devo dire che mi ricorda molto Crudelia nel suo look magrissimo, eppure ha anche un tocco dark che trovo in sintonia con Malefica e Ursula, per non parlare di una serie di ossessioni che l’accomuna a tutte le altre. Yzma vuole regnare sull’Impero Inca un po’ come Ursula vuole detronizzare Tritone per dominare Altlantide, odia Cuzco quanto Grimilde detesta Biancaneve, si sente defraudata e messa da parte quanto Malefica, e si ritrova un assistente inetto quanto quelli di Crudelia. In più, Yzma è divertente! Da morir dal ridere, che lo voglia o meno. D’altra parte, con una doppiatrice come Anna Marchesini, era inevitabile. I suoi inesausti tentativi di raggiungere il potere si scontrano con errori di calcolo, imbarazzanti figure e incidenti traumatici (a tratti, ricorda Will E. Coyote). Anche lei viene sconfitta, ma è indimenticabile come ogni moira e alla fine del film è a lei che guardiamo con venerazione.

Bene, questo è tutto. Non ho incluso nella lista la Matrigna di Cenerentola perché troppo sobria – per quanto “parruccona” – né la Regina di Cuori, isterica e colorata sì, ma poco incline allo stile e alla scena. Spero di non averne dimenticata qualcuna, ma se l’ho fatto evidentemente non era poi così moirica. Dopotutto, una moira è per sempre, come la parrucca. 

Baci,
L’Elide


 


 

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