COMPLEMENTI D'ARREDO: I VASI

              

Carissime Moire, 

eccoci pronte per un nuovo, frizzante numero della nostra rivista telematica preferita e, come ormai accade da qualche tempo, eccovi con un nuovo articolo della rubrica “Nonsolo moira”.
In questo numero, perdonerete alla vostra Egle se la deformazione professionale è tale da invadere un po’ ogni campo, vi propongo un argomento che ha a che fare con i complementi di arredo: parliamo di vasi.
Avrete sicuramente la casa invasa dai fiori che i vostri spasimanti senza sosta vi regalano, e anche per voi ormai è divenuto un problema trovare un posto dove riporti, dato che anche il catino di rame della trisavola buonanima deborda di omaggi floreali; ecco che la vostra Egle vi propone alcune soluzioni, più o meno utili, ma si sa che il design non sempre è funzionale ma si accontenta di essere bello, per riporre i mille mila mazzi di fiori che fanno somigliare il vostro salotto a una foresta pluviale. 

Il primo vaso che vi propongo è il risultato apparente di una lotta di sumo, finita con parziale assimilazione, tra della carta regalo e del corallo rosso...che del corallo però ha solo il colore. (figura 1)
Come vedete il vaso sembra un paio di tazze di fuse insieme, dipinte usando come modello della carta da regalo per un lato e una qualche fantasia anni ’30 per l’altro; per coronamento sono state messe indefinite protuberanze dipinte di rosso.
La scelta dei colori, e comunque l’originalità dell’insieme, lo rendono guardabile e spiritoso; magari terrà due gambi se va bene, ma i vasi piccoli pare che vadano per la maggiore.

                     

                                                                                    

Il secondo vaso, tanto per restare in tema di vasi minimi, è così piccolo che tiene pochissimi fiori e con gambi brevi.(figura 2)
Come vedete ha un che di organico, è stato disegnato da un architetto famoso, del quale non ricordo assolutamente il nome, ma è così minimo nell’assolvere alla sua funzione di vaso che volendo potete anche darlo al cane perché lo usi come osso.
Essendo un pezzo di design costa anche un rene, una tibia e un pezzo di fegato, ma pare che la giustificazione di questo vaso sia “che arreda”; ricordo ancora quando certe cose avevano la dignità di chiamarsi “ciàpa pòra” (“prendi polvere” traduco per quelle Moire che si trovano al di fuori dei territori amministrati dalla Maria Gigia)

Questo è un bel pezzo di vaso grande e capiente, realizzato con una bella colata di resina colorata...e intendo proprio colata (figura 3)
Cosa dirne? vi confesso che mi mancano le parole.
Personalmente apprezzo una certa organicità nelle cose, e questo vaso ha di certo delle forme fluide, i colori sono stati ben abbinati, ma la scelta della forma lo fa sembrare come qualcosa di colato dal soffitto...che sicuramente è l’effetto che il suo creatore voleva rendere, ma io forse ho visto troppo “Alien” e un vaso del genere in casa non lo terrei neppure dipinto, mi potrebbe prendere un coccolone se lo vedessi di sera con una luce filtrare dal dietro; la vostra Egle è facilmente impressionabile.

                                     

Questo vaso mi piace molto! Lo so, non è tigrato, leopardato, non è dorato e non ha neppure una incrostazione minima di brillantini...ma a me piace (figura 4).
Si chiama Cali ed è un unico segno grafico, insomma un ghirigoro che anche qualcuna di noi potrebbe fare, trasformato in un vaso, in verità non particolarmente capiente.
Immaginatevelo però circonfuso di oggetti tigrati, pitonati, sbrilluzzicosi, immaginatevi quale piacevole contrasto tra i due e come si valorizzerebbero a vicenda; ma soprattutto immaginate di usare questa idea per rendere la vostra iniziale un bellissimo vaso pitonato da usare come elemento di arredo!!!..forse più che il vaso mi piace l’idea e le sue potenzialità. 

Questi signorine mie è un trittico di vasi d’arredo, di quelli insomma che tengono un fiore alla volta, meglio se essenziale e minimo (figura 5)
La forma vuole emulare delle radici e quindi si tratta di vasi alti, venduti in colori piatti, tinte unite...in sè hanno del potenziale, quello che li deprime sono l’assoluta mancanza di colori un po’ vivaci e di fantasie accettabili.
Care Moire fuggite dai negozi che vi vendono design; si tratta sicuramente di oggetti minimalisti, essenziali, venduti in colori deprimenti

Il pregio di questo vaso è che vi sembrerà di aver appoggiato semplicemente il vostro esuberante mazzo di fiori su un tavolo (figura 6)
Il vaso è di colore nero, il che parrebbe già uno svantaggio, ma si tratta di un vaso capiente che può contenere molti fiori, ognuno in un singolo pertugio, e che passerà del tutto inosservato evitando così di eclissare, con la sua folgorante bellezza, l’omaggio floreale del vostro ammiratore.

Ed ecco il vaso mutanda! (figura 7)
Ditemi, care Moire, se sono solo io a vedervi una mutanda o è esattamente quello che sembra?
Il prezzo di questo vaso è assolutamente imbarazzante, persino più del vaso stesso e non  è difficile immaginare cosa avesse in mente il suo creatore quando lo disegnò.
Si tratta sicuramente di un vaso audace che potrebbe rivelarsi adatto in talune occasioni peculiari, per il resto sconsiglio di tirarlo fuori dall’angolo buio nel quale lo potremmo riporre.
Un tale oggetto è proponibile solo se incrostato di vongole con perle e brillanti al seguito.

             

E dopo il vaso mutanda, non poteva mancare il vaso a canotta (figura 8)
Almeno queste sono le intenzioni del creatore, che ha, per inciso, tutta una linea di vasi che riprendono capi di bianche ria intima.
Non so a voi, ma a me, care Moire, fa un po’ senso...come il vaso “mi cola la resina”.
Il colore rosso sangue e tutte quelle macchiette che si vedono mi danno più l’idea di un qualche tipo di non ben identificato organo interno, a parte le “maniglie”, che possono richiamare una canotta, il resto è piuttosto discutibile.
Ha il pregio di essere rosso e capiente, perciò se per caso qualcuno ve lo regalasse, affrettatevi a riempirlo di fiori prima che il gatto lo scambi per un pezzo di rognone.

Il prossimo vaso non è uno, ma tanti (figura 9).
Amiche; quante di noi hanno la famosa tenda di perlina per entrare in cucina? Ebbene eccovi a voi un’idea originale per sostituire la tenda di perline, con una tenda di piccoli vasi, ovviamente in vetro e agganciati gli uni agli altri, che può diventare la vostra tenda fiorita.
L’unico problema è che dovrete approcciarvi alla cucina con circospezione e dovrete contenere la foga dei vostri commensali, altrimenti ne viene fuori un macello...fate attenzione anche all’aria corrente, ad animali vari e soprattutto la notte. 

Questo vaso è fatto e pensato per quelle Moire distratte che urtano un po’ ovunque (figura 10)
IL colore già promette bene perché si tratta di un verde pallido, certo anche questo manca di una fantasia accettabile, ad esempio zebrato e con un paio di elefanti rampanti farebbe la sua figura, ma almeno non sembra nulla di commestibile.
Il grande pregio di questo vaso è che è fatto in gomma deformabile ma a memoria; vuol dire che potete prenderlo a cazzotti, lanciarlo contro le pareti, contro gli ammiratori, farlo cadere dentro una carrozzina per una scala, e questo vaso non si romperà, si deformerà per assorbire l’urto e poi tornerà sempre della sua anonima, ma funzionale, forma di vaso.
Pensate; se lo urtate e cade avrete solo da asciugare l’acqua che rovescerete e non dovrete allertare la protezione civile per cercare tutti i pezzi di ceramica, o di vetro, che si spargono per la casa.

Questo vaso ve lo segnalo solo perché si tratta di un pezzo d’epoca (figura 11)
E quando dico “d’epoca” intendo del 1500, si tratta di un vaso menzionato dal Vasari in persona come facente parte del corredo di NonSoChi di Importante.
E’ realizzato interamente in lapislazzuli e rappresenta una conchiglia cinta da uno Chtulhu (con le “h” seminate un po’ a caso) del quale si vedono la testa e i tentacoli, il tutto retto dalla Grande A’tuin...non si sa dove siano gli elefanti, ma si vede che all’epoca non si sapeva della loro esistenza.

Ed eccoci all’ultimo pezzo della nostra collezione (fìgura 12)
Il vaso è formato da un insieme di piccoli vasetti, non estraibili così il cane non se li porta a spasso e vostro nipote non li semina per casa, che possono raccogliere un singolo fiore.
Alla base c’è lo spazio, ampio per l’acqua.
Il vaso ha un pregio davvero invidiabile, con qualche piccola modifica potrete indossarlo come cappello nell’evenienza di un escursione ad Ascott nella stagione dell’annuale migrazione del cappellino britannico. 

Questo era il nostro ultimo pezzo, vi do appuntamento al prossimo numero e ricordate: se vi dicono “design” quasi sicuramente non è funzionale.

Egle

 

MOIRAZINE 9
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