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Diane F. Le donne toste fanno moda tosta Biografia di Diane von Fürstenberg |

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Il suo vero nome è Diane Simone Michelle Halfin e nasce il 31 dicembre 1946 a Bruxelles, Belgio. Proprio il giorno di San Silvestro, esatto! Infatti in tale occasione – in cui, con tutta probabilità, esibiva già la ghigna che potete ammirare in fotografia – riuscì nella leggendaria impresa di far saltare il tappo al santo del suo genetliaco e inaugurare quella simpatica quanto festosa usanza che ci tiene compagnia ancora oggi. Sboccia in una famiglia di religione ebraica appartenente alla classe medio alta. Il padre, Leo Halfin, è di origini russe e durante la Seconda Guerra Mondiale ha la fortuna (o la previdenza) di trovarsi in Svizzera, mentre la madre, Liliane Nahmias, di origini greche, non se la passa altrettanto bene ma riesce comunque a sopravvivere all’Olocausto per riparare in Svizzera, sposarsi e mettere al mondo cotanta figlia. Non ci sono notizie sulla sua infanzia, pertanto questo periodo lacunoso può essere colmato guardando qualche puntata di Heidi a caso. Arriviamo quindi all’Università di Ginevra, dove Diane frequenta Economia e conosce il Principe Egon von Fürstenberg, primogenito di un nobile tedesco e parente dell’impero Agnelli a capo della Fiat. Uno spiantato, insomma. Si sposano nel 1969 per divorziare tre anni dopo, ma fanno in tempo a scodellare due bambini: il Principe Alexandre, nato in scivolata appena sei mesi dopo il matrimonio, e la Principessa Tatiana che invece viene al mondo con più calma e fuor di ogni sospetto. Ai tempi delle nozze le origini ebraiche di Diane non fanno impazzire i blasonati, ma diventa comunque Principessa von Fürstenberg – tieh! – e questo nome le piace talmente che lo conserva anche dopo il divorzio. Cosa volete, ormai aveva piazzato le iniziali su tutta la biancheria. Che fai, la butti? È un peccato. Parallelamente diventa stilista iniziando con un investimento di 30.000 dollari, poiché come lei stessa disse una volta: «The minute I knew I was about to be Egon’s wife, I decided to have a career. I wanted to be someone of my own, and not just a plain little girl who got married beyond her desserts». Insomma, non voleva fare la bella statuina o la consorte decorativa, così nell’istante in cui Egon l’ha chiesta in moglie ha deciso di avere una carriera sua. Tosta la ragazza, e ancora non avete visto nulla. Quattro anni dopo pure Egon diventa stilista, e anche di successo. Come dire che una non può avere un’idea originale senza che la copino… ma ormai – lo sapete – tutti s’improvvisano stilisti, pure la Marini che si veste come la versione drag queen di Wanda Osiris nell’atto di presentarsi al ginecologo. Diane invece – più sobria – è nota per gli abiti stampati a colori vivaci, tanto che possono indurre la catatonia in un camaleonte. |

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Leggenda vuole che un giorno capitò per errore al mercato rionale dove rimase ipnotizzata dai prendisole, dalle camiciole e dalle gonne estive delle signore. In quell’istante decise che quel traboccare di tinte andava importato nelle classi più abbienti, ma per non offenderne il delicato pH di pelli abituati a massaggi shiatsu e creme rigeneranti contenenti placenta, cellule staminali e lamine d’oro, sostituì le fibre sintetiche con tessuti traspiranti che aumentavano sia la vestibilità che il prezzo degli abiti, mantenendone tuttavia gli effetti ipnotici. Secondo un recente studio, se indossate una gonna di Diane e la fate roteare vorticosamente, potete ottenere sugli astanti gli stessi risultati di un ipnotizzatore da Luna Park o di una puntata dei Teletubbies. Il suo lavoro è tanto innovativo da venire esposto al Metropolitan Museum of Art, dove viene con tutta probabilità scambiato per un’audace tela dell’avanguardia impressionista. Negli anni ’80 Diane ha una relazione con Alain Elkann, e ancora oggi – per motivi ignoti a dio e agli uomini – è in ottimi rapporti con Lapo e compagnia bella. Invece dagli anni ’70 al 2001 – quando si decide finalmente a sposarlo – resta in rapporti sentimentali altalenanti (ti amo, ti mollo, ti amo) col magnate americano dei media Barry Diller. L’anno seguente ottiene la naturalizzazione come cittadina americana. Altro che Green Card, meglio la Gold! Diane è sempre stata una tipa tosta e la sua opinione sul genere femminile è riassumibile in una citazione: «I have yet to meet a woman who is not strong. They don’t exist». Per le moire che non masticano l’inglese riassumo: devo ancora conoscere una donna che non sia forte. Non esistono. |
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Non paga del successo come stilista lancia persino una linea di cosmetici e – praticamente – reinventa il Postalmarket realizzando un servizio di acquisti postali nel 1991. Nel 1985 invece è la volta di Salvy, una casa editrice in lingua francese che con lungimiranza decide di fondare a Parigi. Attualmente pare se ne stia tranquilla nel suo studio di New York, ma non si sa mai decida di creare una linea aerea o un servizio taxi con cubista a bordo. In un momento di pausa mentre aspettava che l’ascensore si fermasse al piano, pubblica le sue memorie, Diane: a Signature Life (Simon & Schuster; 1998). Nel 2005 il CFDA (Council of Fashion Designers of America) si ricorda che è ancora viva e decide di minacciarla impugnando un Premio alla Carriera – si sa, micidiali questi premi alla carriera! – ma lei non fa una piega e incassa il colpo da vero campione, tanto che nel 2006 ne diventa Presidente e nel 2008 ha le energie per partecipare in veste di giudice a molte puntate di Project Runway, un reality show (apparso anche da noi su SKY) che è la versione modaiola di X Factor.
In una recente intervista le ho chiesto i suoi progetti e sogni nel cassetto, Diane ha riflettuto un attimo solo, poi ha tirato fuori una brochure della NASA illustrandomi quelle scialbe uniformi e annunciando una linea per astronauti che studia da tempo. La NASA non le ha ancora risposto, ma Diane progetta di comprarla e rimodernarla in caso di responso negativo. Le ho fatto i miei complimenti ammirando i bozzetti delle tute prestampate in sobrie fantasie technicolor, tutte, nessuna esclusa, sottoposte al test del camaleonte con un successo sconvolgente, a tratti allucinante. Vi assicuro che se un giorno le moire andranno nello spazio, Diane ha l’equipaggiamento giusto. |
