Natale a tavola con l'Amanda

 

 

Bentornate amiche e amici. Se siete qui vuol dire che il numero scorso vi è piaciuto, oppure che non avete altro di meglio da fare. Nel primo caso vi dico, grazieeeeeeeeee careeeeeeeeeeeee, sono tutta un emozioneeeeeeeeeeeeeeeee. Nel secondo caso, beh, se non avete di meglio da fare e siete qui, vuol dire che in fondo in fondo…siete anche voi delle pazzeeeeeeeeeeee come meeeeeeeeeeeeee.
        

        
 

E’ Nataleeeeeeeeeeeee!!!. Non ci avete fatto caso? No? Allora un consiglio. Alzate quella paratia di chiffon che vi oscura la visuale e vi renderete conto che è Natale. Lo si capisce solitamente da un paio di cose, indizi sottili ma veritieri. Il primo è che si iniziano a organizzare cene su cene, con la mera scusa, appunto, del Natale e il secondo è che le strade sono stranamente più trafficate del solito, colme di beoti maleducati e molto cheap, che vogliono andare per forza con la loro macchinona a far compere e parcheggiare il più possibile vicino al negozio. Se potessero entrare con l’automobile nella boutique, lo farebbero. Buzzurri. Con ‘ste macchinone così grosse. Chissà come mai hanno la macchina così grossa? Devono sopperire a qualcosa? Pazzeeeeeee, avete capito, la vostra Amanda non le manda certo a dire. ‘Sti ometti ce l’hanno piccolissimo e quindi si prendono il macchinone…ma questa è una storia vecchia e sicuramente, care amiche, la sapevate già. Andiamo ora a quello che è il cuore della rubrica, l’anima trascinatrice di tutto, le nostre ricette che persino Cucina Moderna ci invidia. Un saluto alla Giovanna (Camozzi), ciao Giovannaaaaaaaaaaaaaaa, la nostra cara direttrice della rivista summenzionata. Dicevamo del Natale, bene, tutti noi siamo indaffarate e indaffarati nei preparativi di cene e cenette, spuntini e tavole fredde, calde, tiepide e chi più ne ha, più ne metta, come diceva Rocco Siffredi. Vi proporrò qualcosa di personale, una ricetta, un bel primo che mi ha tramandato mia nonna. Una ricetta semplice, come era lei, per un piatto ricco e generoso, come era lei. Siete pronte? Appoggiate i vostri boa di struzzo e iniziamo a spadellare.

 

 

 

Riso al forno della nonna (la mia!)

Tempo di preparazione: diverse ore ma non scoraggiatevi
Tempo di cottura: 15 minuti

 Per 6 personcine:

600gr di riso per risotti
150gr di formaggio grana
2 mozzarelle

Per il ragù:

500gr di carne di manzo macinata
200gr di mortadella
200gr di salsiccia
1 cipolla
1 carota
1 sedano
1 bicchiere di vino rosso
2 lattine di pelati
1 peperoncino
olio extra vergine d’oliva

          

Iniziamo a preparare il ragù, magari il giorno prima, così poi riscaldato è ancora più buono. Fate soffriggere in un paio di cucchiai d’olio, le verdure tritate con la mezzaluna. Non avete la mezzaluna? Allora usate il coltello e tagliatele finifinifinifinifinifinifinifini, dopo averle prima lavate. Fate appassire le verdure a fuoco abbastanza vivo. Nel frattempo, ma anche piuttosto velocemente, tritate molto molto molto, ma molto, la mortadella e la salsiccia. Vi concedo l’uso del mixer, ma solo per questa volta. Una volta che le verdure sono tutte appassite, poverine, unitevi la carne trita e il maialissimo mix di mortadella e salsiccia. Mescolate bene e fate soffriggere, finché la carne e il resto, hanno preso un bel colorino. A questo punto, con il fuoco bello vivo, versate il bicchiere di vino e fatelo sfumare in modo che lasci quel delizioso retrogusto sulla carne. Esaurito il vino, unite la salsa di pomodoro e il peperoncino. Aggiungete un dado classico, oppure aggiustate di sale, a vostro piacere. Portate a cottura il ragù, cercando di lasciarlo leggermente, ho detto leggermente, liquido. Non un fiume, leggermente. Poi dopo capirete. Se per caso dovesse asciugarsi troppo durante la cottura, aiutatevi con un paio di mestoli di brodo bello caldo, la panacea di ogni male.
Con il ragù pronto, terminare la ricetta è un gioco da ragazzi. Affettate grossolanamente la mozzarella e lasciatela sgocciolare per qualche decina di minuti, in modo che perda un po’ di liquido in eccesso. Prendete nel frattempo un bella teglia da forno, ungetela leggermente con un po’ di olio di semi, ma proprio un filo, mi raccomando, che poi mi dite che vi faccio le ricette troppo unte, che ingrassate e che non entrate più nel vostro body perlinato. Rimanete in linea, almeno vostro marito non si arrabbierà quando si accorgerà che, quando gli avete detto che vi servivano delle perline, lui non credeva che intendeste quelle della tavernetta. Vabbè, prendetevi la vostra dose di sediate sulla schiena dal becero consorte e tornate ai fornelli. Prendere una pentola bella piena d’acqua e portatela a bollore, un po’ come me. A bollore raggiunto, aggiungete sale grosso, un pugnino, e buttate il riso e fatelo cuocere per non più di 7 minuti. Scolatelo e amalgamateci metà del ragù che avete fatto. Prendete la teglia e iniziate a disporre il primo strato di riso, schiacciatelo bene. Aggiungete sopra un po’ di ragù, un po’ pezzettini di mozzarella e una bella sformaggiata di parmigiano e proseguite con un altro strato di riso, di ragù, di mozzarella e di parmigiano. Continuate così fino a esaurimento degli ingredienti, o della teglia, ricordandovi di lasciare come ultimo strato in alto, un bello strato di parmigiano. Accendete il forno e portatelo a 200°, quando è giunto a temperatura, inserite la vostra splendida teglia e fate cuocere per una quindicina di minuti.
Verificate che sia ben sciolto il formaggio e che il tutto sia ben amalgamato. Potete servire ben caldo, ma credo che vi servano delle lingue di amianto per gustarvi il piatto, quindi il mio consiglio è di farlo un po’ prima e lasciarlo raffreddare un pochino, almeno a livelli più umani. Come al solito, il giorno dopo questo piatto è ancora più buono.

          

 
 

Siete pieni? E ci credo, con un piattino così mica si scherza. Semplice da fare e ottimo da usare come piatto unico. Potete aggiungere un dolce, magari a base di frutta, in modo da stemperare un po’ il sapore ma soprattutto le scottature di 3° grado che avete in bocca. Accompagnate questo piatto unico con del buon vino rosso, un vino dal gusto deciso, vi direi un bell'Aglianico del volture del 2001 o anche un Nero d’Avola, consiglio la Cantina Feudo Monaci. 

Non siete deluse care amiche del fatto che questo mese vi ho lasciato una sola ricetta? Vero? Dite di no? Non mi fate sentire in colpa! Vi prometto che per il prossimo numero ci sarà una sorpresa, una bella sorpresa. Non voglio svelarvi nulla, ma fossi in voi rimarrei in ascolto….

Un saluto dalla vostra Amanda, ciao pazzeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

 

 

 

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