

Benvenuti in questa meeeeeeeravigliosa rubrica, quest’oggi andremo a vedere un paio di ricette provate di recente e scoperte sulla bibbia di noi casalinGue di un certo tipo, casalinGue con un tono, fate un tono da casalinGue? ….lasciamo perdere. Dicevo, la Bibbia sulla quale il bello si incontra con il buono, il famoso bello & buono, il posto dove perdersi nei meandri di guarnizioni, succulenti manicaretti che una casalingGua che lavora non avrà mai il tempo di fare se non prendendo due settimane di ferie. Cucina Moderna. Lo so, lo so. Ti dico che lo so!! E’ una mera pubblicità ad una nota casa editrice legata per bizzarria con il nano portatore di democrazia, lo so, ma del resto che ci si deve fare, allo stomaco non si comanda. Andiamo ad analizzare le nostre ricette, un antipastino, un primo e un secondo. Troppo? Vi sentite già pieni? Facciamo solo antipasto e secondo? Facciamolo. Poi vediamo dopo l’antipasto come vi sentite. Magari un primo ci sta.
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Tempo di
preparazione: 15 minuti Per 4 personcine: 4 gambe di sedano Prendete le vostre quattro belle gambette di sedano, pulitele da vari ramoscelli escrescenze e quant’altro, insomma…depilatele e tagliatele a tocchetti di circa 3 cm, dategli una bella sciacquatina sotto l’acqua corrette, occhio a non prendere la scossa, ahahah che battuta kitsch, va bene, la smetto con gli psicofarmaci. Una volta tagliati e asciugati, fateli saltare in padella con l’olio. Quando si saranno rammolliti, come la pancetta di vostro marito, unite gli anacardi e fate saltare ancora una cinquina di minuti. Ho fatto cinquinaaaaaaa. Passati i 5 minuti, spolverate con la paprica dolce e un valorizzate il tutto con un pizzico di sale. Ancora un paio di salti, giusto 2 ed è pronto da servire.
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Beh, avete ancora
fame vero? E ci credo, sedano e anacardi non hanno mai saziato nessuno.
Andiamo con un bel primo, un primo semplice, un qualcosa che anche i nostri
maritini, fidanzati, scendiletto e similari posso preparare.
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Spaghettini mediterranei
Tempo di
preparazione: 20 minuti Per 4 personcine: Un cestello di
pomodorini pachino o similari Evvia che si comincia, ometti pronti? Si addio. Allora. Lavate e tagliate in 4 ogni singolo pomodorino. Non lavarlo uno ad uno, solo tagliarlo uno ad uno. Bestie. Questi uomini. Spelate e fate soffriggere l’aglio nell’olio in un tegame largo. Una volta imbiondito l’aglio, schiacciatelo, aspettate un minutino e rimuovetelo. Se volete potete anche lasciarlo, a vostro gusto ovviamente. Tuffate con perfetto stile ottocentesco, i pomodorini nell’olio sfriccicolante, allontanatevi subito dopo per evitare di essere investiti da schizzi e schizzettini dovuti al contrasto di temperatura tra l’olio bollente e i pomodorini. Una volta placata la tempesta, aggiungete i peperoncini tritati fini fini fini fini fini fini che non potete dire di no[cit.] e un o due pizzichi di origano a seconda del fatto che vi piaccia o meno l’origano, comunque mai più di 2 e una decina di foglie di basilico. Un pizzico di sale e lasciate che questa meraviglia faccia il suo corso. Fate andare a fiamma dolce, come Remì. Nel frattempo, tempo importantissimo in cucina, riempite la pentola d’acqua, una bella pentolata d’acqua abbondante, e mettetela sul fuoco. Sì, fuoco rigorosamente acceso, cari i miei ometti. Per osmosi, mitosi o altro ancora l’acqua non riesce a bollire. Portate l’acqua a bollore, ho sempre sognato dirlo, salate l’acqua e gettate la pasta….nella pentola, mi raccomando. La misura della pasta può variare, provate anche con spaghetti numero 5, ma non più grossi. Quando la pasta sarà al dente, scolatela grossolanamente e versatela nel largo tegame con i pomodorini & co. Fate saltare un minutino in modo da insaporire il tutto e che il sughino un poco si rapprenda. Servite in tavola non prima di aver guarnito il tutto con le rimanenti foglie di basilico e la feta sbriciolata.
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Ne avete abbastanza?
Siete pieni come vitelli? Macché dai, sono piattini leggeri, freschi, estivi.
La mazzata viene ora, cosa credete.
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Bocconcini di maiale alle
mandorle Tempo di
preparazione : 24 ore 25 minuti Per 4 maialini: 600gr di lonza Per la salsa: 60gr di mandorle già
pelate Par complicata, ma il realtà è tutta apparenza e attesa. Prepariamo prima la carne così non ci pensiamo più. Tagliate la lonza a dadini, metteteli in una terrina o in uno di quei fantastici Tupperware che sono meravigliosi….però di questo ne parleremo la prossima volta, dicevo, mettete la lonza nella terrina, spolverizzatela di sale, aghetti del vostro rametto di rosmarino e fettine di cipolla anch’esse tagliate finifnifnifninfinfinfinfinifnifnifnifini che non potete dire di no, a chi poi? Mah. Bagnate il tutto con il vino e il succo di limone, mescolate per bene, chiudete la terrina o il magnificente Tupperware e mettere in frigo per 24 ore, mescolando il tutto 2/3 volte. Mi raccomando, non scordatelo se non volete che il porco riprenda vita. Abbiamo quindi ora tutto il tempo per avere una relazione con il nerboruto vicino, laurearci e fare la salsina, tralasciando la laurea, il vicino…peccato, famo la salsina. Fate tostare le mandorle e tritatele finemente usando il mixer o il vostro vibratore di fiducia. DeBrrrr, un vibratore è per sempre. In una ciotola, non quella di fido, sciogliete una presina di sale nell’aceto, unite la senape, il disastro colposo di mandorle e l’olio che avrete precedentemente misurato. E qui vi voglio. Eheh. Suddividete la salsina in tante ciotoline quanti sono i consumatori di questa prelibatezza. Chiudetele e mettetele in frigo, non troppo vicino al maiale. Quando marina diventa suscettibile. Ed ecco finalmente l’indomani, avete nel frattempo girato almeno un paio di volte il pastone con il maiale, vero? Mentite, dite si e andiamo avanti. Scolate i cubetti di porco, lui ci tiene che lo si chiami così in cucina, asciugateli con carta assorbente, non sui pantaloni e fateli rosolare nell’olio, 3 cucchiai mi raccomando. Una volta rosolati, serviteli e accompagnateli con una ciotolina di salsa. In aggiunta potete servirli su un letto di triangolino di pane. Sapete, porco e triangolino è un connubio irresistibile.
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Un pezzettino di formaggio, dolce, frutta, caffè, amaro, grappa o altro e prima che la festa si trasformi in un orgia, cacciate fuori a calci gli ospiti non prima ovviamente di aver fatto loro il conto.
Allora, per una cenetta cosi, considerando che eravate in quattro e che i vostri amici bevono come dei levrieri afgani dopo 600 km di corsa continua cercando di scappare da uno che li voleva castrare….30 euro a testa e via cosi. Ma si, un prezzo popolare, del resto….sono amici no?
Vi lascio con una massima che credo
esista ovunque in Italia, che sentivo sempre dire da mio nonno
“La büca l’è minga straca, se la sa minga de vaca”. Sì ovini-dipendenti, vuol dire proprio, la bocca non è stanca se non sa di vacca, che non vuol dire che per finire un buon pasto dovete addentare un bovino…ma che ve lo dico affare. Al prossimo numero….ciao pazzeeeeeeeeeeee!!!