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La posta della nostra Elide si allarga: dalle adolescenti inquiete alle casalinghe disperate...

Cara Elide,

sono perdutamente innamorata del mio più caro amico. Lui, tuttavia, non mi si fila manco per caso. So che potrei rovinare il nostro rapporto e perderlo per sempre se non dovesse funzionare, ma lui è la mia anima gemella, ne sono sicura. Entrambi amiamo gli ABBA, lo shopping, le commedie romantiche, e riusciamo persino a commentare gli uomini che ci passano davanti quando ci fermiamo a prendere un aperitivo nella nostra sala da tè preferita. Eppure Gennaro – Jenny per gli amici – sembra non vedermi come una donna ma solo come amica. In questi anni, nei miei confronti non si è mai spinto a fare un approccio, un complimento che fosse più che amicale o un ammiccamento casuale. È colpa mia? Ai suoi occhi sono ormai solo una sorella? Ti prego, dammi un consiglio.

Katya75.


Cara Katya,

da quel che mi scrivi direi che il problema non sei tu. O per lo meno non sono le tue grazie ad essere in discussione. Hai mai fatto caso se Jenny, quando commentate gli uomini di passaggio, mostra per caso più interesse di quanto ti aspetti in genere da un uomo? Come posso dirtelo… mia cara, il tuo migliore amico è gay. Piuttosto, è ben strano che tu non te ne sia mai accorta, con tutto che lui pare non nasconderlo affatto. Il mio consiglio è di aprire meglio gli occhi sui fatti della vita e magari di parlarne un po’ col tuo amico Jenny, che - si spera - potrà illuminarti almeno un po’.

Cari saluti,

tua Elide.

Cara Elide,

come posso dirlo… ebbene: ho fatto le corna a mio marito. E non una volta, bada bene! Quell 'uomo si porta un palco che gratta i soffitti da quel dì in cui me ne stufai, vale a dire un mesetto dopo il matrimonio. È che Anacleto, povero caro, è tanto dolce quanto molle. Una pasta d’uomo, ma stucchevole. Per sua volontà – poiché “mi rispettava” – attendemmo dopo le nozze per coronare il nostro amore. Io naturalmente avevo già dato con un paio di giovanotti prima di lui, ma non volevo sminuirne le aspettative, così tacqui, e fu un disastro. A letto Anacleto è un pesce freddo in una busta di plastica. Inutile come una ciabatta spaiata e totalmente privo d’ardore. Capirai quindi il mio cruccio, che per un mese buono mi tenne nel dilemma di fedeltà e infelicità o infedeltà e colpa, finché alla fine scelsi la seconda. Ora però arrivano i guai: sono incinta! Giuro che sto sempre attenta, ma ahimé, fatale fu il profilattico e chi lo produsse. Il bambino, per così dire, è passato per “il rotto della cuffia”. Sì, il bambino, perché ho deciso di tenerlo. Da tempo ne volevo uno, ma Anacleto… be’, hai capito. Invece, nell’infedeltà s’è prodotto quel “miracolo d’amore” che inutilmente attendevo da quella larva d’uomo di mio marito. Oh, non è giusto che ne parli così, maledetta la mia linguaccia! In fondo è un brav’uomo, affettuoso e presente, anche se dalla vita in giù è morto come un fossile. Ora il mio cruccio è: confessare o costruire nuovi inganni su altri inganni? Oh, vorrei placare la mia coscienza e dire tutto a mio marito, ma dopo tutti questi anni ho paura che non reggerebbe il colpo.  Che fare?

Disperata.

 

Cara Disperata,

sono d’accordo con te. Lo so che dovrei dare consigli maturi e spingerti a più miti e morali consigli, ma è evidente che fatta la frittata manca solo che friggerla. E come si dice: “cosa fatta, capo a”. Ebbene, lascia che Anacleto creda di aver finalmente realizzato il tuo sogno di un tenero fagottino d’amore, dopotutto se ti ama tanto teneramente non vorrà altro che vederti felice. Quanto al senso di colpa, mia cara questo è un prezzo che dovrai pagare, farti carico di questo ti renderà forse una madre e una moglie migliore. “Stand by your man”, come recitava l’omonima canzone dei primi anni ’80.

 

Buona fortuna,

con tutto l’affetto, tua Elide.

Cara Elide,

il mio ragazzo vorrebbe “fare roba”, ma c’è un problema: a me quel coso lì, insomma… “il coso”, fa una paura boia! È più forte di me. Insomma, l’idea mi spaventa e anche solo vedermelo davanti mi mette l’ansia, i brividi e un filo di nausea. Non sarà che sono lesbica? No, perché con la Jessika c’ho limonato di brutto, ma solo una sera che eravamo in balla, giuro! Oh, m’ha attaccato la lesbichezza? Io giuro che ho sempre pensato agli uomini: come Bill Kaulitz.

Patty.

 

Eh, mia cara… a parte il fatto che l’omosessualità non è una malattia venerea e non “si attacca”, direi che sei lesbica e amen. Anche perché, scusa, ma se Bill Kaulitz ti sembra un uomo, allora io sono una fontanella da giardino. Se poi “l’apparato maschile” ti causa ribrezzo, direi che l’indizio si fa rivelatore, specie in abbinamento a quanto detto sopra. Ascoltami, cara ragazza: visto che con la tua amica Jessika ti trovi bene (a quanto pare), perché non prosegui serenamente per quella direzione e lasci perdere i maschietti, che a quanto pare non sono il tuo forte né il tuo interesse principale? Poi, col tempo, se ne avrai voglia o ti andrà di sperimentare, potrai pure tentare di nuovo, ma fossi in te mi farei una serena analisi e correrei appresso a Jessika, che a quanto pare bacia bene e non ti schifa neanche un po’.

Tanti auguri,

tua Elide.


 

 

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