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Buon Natale mie care, anche in questa festosa occasione non dobbiamo dimenticare le difficoltà di chi ci sta intorno, come quelle pene del cuore che i miei giovani (e meno giovani) amici sono usi confidarmi, procediamo quindi alla lettura di questa nostra rubrica.

     

Cara Elide,

mi chiamo Viola e fin da piccola mi prendevano in giro dicendo che il mio nome porta sfiga. Non ho avuto vita facile perché non sono neppure quella che si dice una bella ragazza, sebbene possa vantare una buona educazione unita all’intelletto e alla pazienza che mi sono state di utile conforto fino ad oggi. Quest’anno, col viola che riempiva le passerelle e la moda che finalmente mi veniva incontro, credevo di aver trovato pace ed equilibrio. Persino i ragazzi – a parte qualche battuta scherzosa sul mio nome in abbinamento al colore che indossavo – hanno evitato le solite frecciatine. In quella beata pace avevo quasi scordato il natale, ed ecco il rosso spuntare da tutte le parti come un’orda unna vestita a festa! Di nuovo il viola passa sotto l’uscio, e io con lui. «Per Natale è di cattivo gusto», trillano le mie “amiche”. «Vuoi portarci sfiga anche a Natale?», aggiungono i ragazzi. E così, Viola torna Viola. Sì, ma di rabbia.

Tua,

Viola.

 

Carissima Viola,

non so dirti quale piacere mia dia leggere una lettera tanto ben scritta, siine orgogliosa e rifletti sul valore di una mente ben nutrita di fronte a un bel faccino, che il tempo divora finché non resta che cenere. O plastica. Devo però bacchettarti per quest’ossessione sul colore di cui porti il nome. Sì, i ragazzi sono crudeli e le amiche a volte son vipere, ma non dar peso alla misura di queste malizie. Tu sei ben superiore, e con ironia puoi venirne a capo. Troppo hai legato le tue paure e l’autostima a questo laccio che ti stringe il collo e tronca il respiro. Reagisci! È la stagione del rosso, e chi lo dice? Solo perché è il colore del Natale, non siamo obbligati a indossarlo come una divisa. Tu, se lo preferisci, indossa il viola. Poi, quando ti redarguiranno malignamente, rinfacciagli la loro banalità. Hai un bellissimo nome, non te ne vergognare. La sfortuna ce la portiamo col nostro comportamento sbagliato, certamente non con un nome o un colore. Abbi fiducia in te stessa e questa si trasformerà in fortuna, ma poi mi raccomando, portala a qualcun altro. Loro non la/ti meritano!

 Baci,

Elide.
 


Cara Elide,

in questo Natale di santa speranza, spero di non fare mai più da pietanza”, cantava Sabina Guzzanti interpretando la cantautrice Matilde. Ti prego, non prendermi per matta! Volevo solo condividere con te un pensiero per quegli animali abbandonati che ancora attendono una casa mentre noi ci accingiamo a festeggiare e a quegli altri che finiranno nelle nostre pance. Non discuto sulla legittimità della dieta carnivora, ma esprimo un pensiero preoccupato per quegli allevatori intensivi che maltrattano bestiole già condannate per natura e circostanze a finire sulla tavola.

Buon Etico Natale,

Lucrezia.

 

Cara Lucrezia,

ricambio il tuo pensiero e lo condivido con tutte le moire che lo leggeranno, augurandoci che un mondo migliore non tardi a venire, non solo per noi ma anche per tutte le bestiole che non possono difendersi né permettersi un avvocato mangiadiavoli come Taormina.

Buon Natale anche a te,

Elide.
 

   

Elide carissima,

ho un problema tipicamente natalizio: i regali. Non sto a dirti che c’è la crisi perché già lo sai, ma questo – come ben comprendi – si riflette anche sul momento dei doni e del “che fare per Natale e Capodanno”. Bene, per questi ultimi ho una soluzione: sto a casa e festeggio con chi mi sta vicino. D’altra parte, chi ha soldi da spendere per viaggiare nella notte più cara dell’anno? Io no. Quanto ai regali, m’ingegno e cerco, ma non è facile soddisfare i desideri di tutti e indovinare il regalo perfetto se hai in tasca quello che ti basta per le necessità e pochi extra. Spero che in questo Parco Natale gli amici comprendano e non si adombrino, ma questo passa il convento. Tuttavia resta l’ansia dell’attesa e il dispiacere, dopo, di vedere quelle espressioni gentili ma non del tutto sincere. Forse mi faccio troppi scrupoli, ma il Natale passa anche questo.

Tua,

Gioia.

 

Carissima Gioia,

non so dirti quanto anch’io condivida i tuoi pensieri, ma voglio esortarti a essere più positiva. Non solo noi siamo ai ferri corti col portafogli, anche tutti gli altri (i tuoi amici e i miei) combattono la Guerra del Centesimo col fondo del borsello, e sono quindi persuasa che capiranno. Abbi fede – dicono sia il periodo buono – e sta serena. Col tuo bel nome, poi, sei ufficialmente esortata a tirar su gli angoli del sorriso e prender coraggio. “The sun’ll come out tomorrow. So you got to hang on till tomorrow, came what may!” Risorgeremo, mia cara. Moire o fenici, è la stessa cosa. 

Un abbraccio,

Elide.
 

Bene, mie care, qui si conclude la nostra rubrica natalizia. Nella speranza di avervi incoraggiate, se non aiutate, vi elargisco un ultimo caloroso abbraccio e i miei più sentiti auguri di un felice Natale e di un fantastico anno nuovo. Che ci porti tutto ciò che il nostro cuore desidera, o che almeno ci vada abbastanza vicino. Fate le brave, ma se non vi riesce, almeno – per l’amor del cielo – fate le moire!

 

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