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Care amiche,
quante volte nella vita vi è
capitato di sentire il termine “burlesque”, e quante vi siete chieste
“ma cos’è quella roba lì”? Di questi tempi se ne sente parlare sempre
più spesso ed ecco che la vostra Egle è qui per darvi tutte le
informazioni che necessitate.
Innanzi tutto vi devo dire che sino a qualche tempo fa, ovvero sino a
quando non mi è stato chiesto di scrivere un pezzo in merito, non sapevo
assolutamente nulla se non che: Dita Von Teese è una esponente
della burlesque e che Marilyn Manson pare ispirarvisi...in qualche modo
a me ignoto (nota della Moira: la Von Teese e Manson sono stati sposati)
Mi sono documentata; armata del fido modem ho scandagliato la rete alla
ricerca di informazioni per poi comunicarvele.
Per prima cosa lasciatevi dire, care lettrici, che la burlesque non è
solo spogliarello; o meglio oggidì si tratta solo di quello (streeptease,
ovvero “spogliare”, to streep, e “stuzzicare”, to tease), ma è nato nel
diciannovesimo secolo, negli Stati Uniti e Canada, come un insieme di
numeri diversi e variegati, tenuti insieme da una trama, per quanto
esile, comprendenti anche, questo più avanti nella genesi del genere, lo
spogliarello.
Il nome “burlesque” è francese e ha la stessa radice dell’italiano
“burla” e infatti gli spettacoli del genere avevano come funzione
principale quella di prendersi gioco delle abitudini, modi e costumi,
delle classi abbienti.
La “burlesque” pare abbia origini in comune con la commedia dell’arte,
le cui maschere (Pantalone, Arlecchino etc...) sono ancora molto note in
Italia, e con il Vaudeville e, come questi due generi, ha in comune un
umorismo un po’ grossolano rivolto alle classi più agiate...era un mezzo
per intrattenere quelle fasce medie della popolazione.
Uno spettacolo di burlesque era composto da lustrini, luci che creavano
effetti contrastati, costumi vistosi, musica adatta alla circostanza e
aveva anche una parte recitata, il tutto tenuto insieme da un’esile
trama che aveva il compito di legare le varie esibizioni.
A differenze dei due generi imparentati con la burlesque, quest’ultima
aggiungeva la novità della presenza di donnine vestite succintamente che
si esibivano sul palco insieme ai vari numero comici e di abilità.
Gli imprenditori capirono subito cosa attirava il pubblico e così
ridussero, oltre alle parti occupate da altri numeri e alla trama, anche
gli abiti delle signorine.
A seguito della World’s Columbian Exposition del 1893 e dell’esibizione
di Little Egypt, una ballerina armena, la danza del ventre, che
aveva affascinato la platea coi suoi movimenti, entrò a far parte della
burlesque. |
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Sino a questo punto però le
ballerine ancora non si spogliavano, erano poco vestite, in proporzione
all’epoca, ma mantenevano il loro costume.
Si narra che il primo spogliarello sia stato eseguito per caso da Mae
Dix la quale una sera, durante uno spettacolo messo in scena dai
fratelli Minsky, che per un periodo furono i re della burlesque, perse
buona parte del suo costume sul palco; la cosa infiammò la platea e
quindi si iniziò a pensare a dei veri e proprio spogliarelli...inutile
dire che questa cosa porterà la burlesque a diventare uno spogliarello,
mantenendo però quella dose di “burla” e di ironia del principio.
Inutile dire che, e qui arriviamo agli anni ’20 del novecento, questo
genere di spettacolo attirò gli strali dei benpensanti che lo definirono
peccaminoso, ma in un primo tempo questo genere di attacco servì solo a
vendere più biglietti.
Nel quadro della burlesque si inserì il personaggio di Mae West
che fece scoprire agli spettatori che le donne che si esibivano sul
palco non avevano solo un bel corpo ma erano dotate anche di arguzia e
di spirito; il suo spettacolo del ’27 intitolato esplicitamente “Sex” le
costò però qualche giorno in prigione (le sue battute sono rimaste nella
cultura popolare, da: “le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive
vanno dappertutto” oppure “quando sono buona, sono molto buona, ma
quando sono cattiva sono meglio”). |
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La moda dello spogliarello in dosi
massicce, visto che attirava tanto pubblico, fu seguita da moltissime
compagnie dell’epoca generando anche spettacoli scadenti, poi l’onda si
esaurì e iniziò un periodo di crisi.
Molti teatri chiusero, perché difficilmente potevano essere riadattati
per il vaudeville, spettacolo similare ma più casto, e quelli che
restarono aperti si buttarono interamente sulla via dello spogliarello.
Praticare lo streeptease all’epoca era un gioco d’azzardo, bisognava
stare attenti a mostrare abbastanza per mantenere il proprio pubblico,
ma non troppo per non incorrere nella censura e in guai giudiziari.
Alcune delle artiste iniziarono a integrare nel loro spettacolo tocchi
artistici, battute sagaci, in modo da intrattenere il pubblico, ormai
formato solo da uomini, in un modo diverso, ma furono casi isolati;
ormai la burlesque era ridotta a numeri di streeptease inframmezzati da
numeri comici di dubbio gusto.
Alla fine i benpensanti ebbero la meglio e riuscirono a chiudere tutti
gli spettacoli di burlesque, rendendo persino illegale il nome “burlesque”;
a metà degli anni ’20 a New York, grazie all’inflessibilità del sindaco
La Guardia, non si trovavano più spettacoli burlesque.
I teatri furono riconvertiti in cinema, le artiste trovarono impiego nei
nightclub, alcune, le più fortunate, finirono per avere una carriera in
Hollywood e gli autori scrissero per cinema e radio.
Le riviste maschili “osé” continuarono però a pubblicare, anche solo su
carta, le eroine del burlesque e negli anni ’40 le migliori streepteaser
diedero vita a compagnie itineranti dette “girl show”; ci si rese conto
che per catturare l’attenzione del pubblico era necessario aumentare la
dose di stravaganza, originalità e inventiva.
Negli anni ’50 impazzavano artiste come Tempest Storm, Gypsy
Rose Lee, Lily St Cyr, Blaze Starr, figure importanti
di burlesque performer: oltre a esibirsi sul palco molte si dedicarono
al cinema (come anche la famosa Betty Page, playmate e icona di
burlesque senza mai essere salita sul palcoscenico di un teatro) |