A mio parere siamo tutti un po’ kitsch: ma non confondiamolo con il semplice “cattivo gusto”, di cui comunque si può essere colpevoli…. Se lo guardiamo attraverso la lente dell’ironia, anche il kitsch può diventare attraente. L’importante è prendersi in giro, uscire dai canoni tradizionali, esagerare ma con leggerezza ed ecco il “Bon Kitsch”.
Leggiamo cosa dice il vocabolario a proposito del termine “kitsch”:

 1 agg.inv., di cattivo gusto, pacchiano: arredamento, abbigliamento k. | di qcn., che si comporta o si veste in modo particolarmente eccentrico e vistoso
 2 s.m.inv., cattivo gusto, predilezione per oggetti eccentrici, ornamenti eccessivi, imitazioni dozzinali di opere d’arte e sim. | oggetto di cattivo gusto

         Tradizionalmente si fa risalire il kitsch alla seconda metà dell’ottocento, quando i turisti americani in Germania volendo acquistare un dipinto a buon mercato chiedevano uno schizzo (sketch). Altri lo fanno  derivare dal verbo tedesco kitschen, ‘raccogliere fango per la strada’, ‘raccogliere spazzatura’, che indica appunto la paccottiglia “artistica” acquistata dai turisti.
 

               

   

           
 


 Umberto Eco (1964) vede nel “cattivo gusto” del kitsch il correlato dialettico dell’avanguardia così come si esprime nella cultura della società di massa, Jean Baudrillard (1970) individua nel kitsch quell’estetica della simulazione, fondata su pseudo-oggetti dalla povertà di significato reale ma dalla sovrabbondanza di segni, in grado di tradurre l’anticipazione sociale in affiliazione culturale.Ma noi vogliamo parlare del Bon Kitsch, quindi partiremo dall’’Enciclopedia del Cattivo Gusto, nella quale Jane e Michael Stern spiegano come impadronirsi del Kitsch, a quali canoni attenersi e quali regole seguire per diventarne cultori. È, innanzitutto,  il contenuto di divertimento a svuotare le cose dai riferimenti volgari e di gusto incerto. Il kitsch è l'arte della felicità perché permette a tutti di godere. E’ accessibile a tutti, non è classista quindi.
Contro il linguaggio fondato sulla continua innovazione e sulla abolizione di qualsiasi forma di piacere, si afferma un'arte legata alla cultura di massa con un linguaggio facile e felice. Un'arte di fantasia popolare fortemente decorativa.
L’Enciclopedia si chiama proprio “del cattivo gusto” perché vuole distinguerlo dal kitsch, con cui i più lo confondono: ostentare ricchezza è cattivo gusto, indossare accessori vistosi ma “popolari” è kitsch,  mettere al proprio cane un cappottino di pelliccia vera rosa con diamanti è di cattivo gusto, mettergli un fiocchettino coi pon-pon in testa è kitsch, l’ostentazione dei gioielli di LizTaylor è di cattivo gusto, il vestito della Moira è kitsch.
          Quindi kitsch non sono solo i “souvenirs” (
stereotipi della realtà locale) che le popolazioni autoctone producono e offrono:  la gondola, il carretto siciliano… oppure la boule à niege, ossia la palla di neve ( ci mettono dentro di tutto: dal Titanic che affonda ai pappagallini tropicali alla Statua della Libertà), che nacque nel settecento come oggetto devozionale per proteggere da
  lla polvere immagini sacre.
 

 

     Il kitsch si allarga all’arte: il barocco (dal termine baroco, bizzarro) è kitsch. Le opere barocche sono generalmente caratterizzate da una teatrale esuberanza e dalla ricerca di un coinvolgimento emotivo dell'osservatore.
Nella pittura barocca  è popolare quella religiosa, ridondante di vesti fluttuanti e nuvole vaporose;  altrettanto popolari erano i temi mitologici, anch'essi trattati in forme esasperate. Non tutti gli artisti di questo periodo eccedono nel virtuosismo, infatti il Caravaggio si distacca con il suo drammatico realismo.
Il barocco può infatti risultare troppo ridondante per molti, ma ha dato molti splendidi capolavori, soprattutto nella scultura e architettura.

Tanto per rendere l’idea tra kitsch e cattivo gusto, il barocco è kitsch, l’altare della patria, il Vittoriano, è decisamente di cattivo gusto.

                           

     

         

              E la moda? Cosa è definito kitsch nella moda? Le fantasie psichedeliche, geometriche e pop, i pantaloni a zampa d’elefante e gli zatteroni: gli anni settanta!           
E qual è stata la tendenza della moda estate 2005? Il kitsch!
     

La stilista Miuccia Prada dichiara: ‘Non voglio più fare abiti sciccosi, ma l’opposto.’

Un inclinazione al kisch dunque per la bella stagione. Le oscillazioni misteriose di cui è protagonista la moda, stavolta portano il brutto a diventare più bello di quanto si possa immaginare. Tra le protagoniste dei nuovi stampati, proprio Prada, che li reinterpreta nella linea Miu Miu.

Nel nome del kitsch un posto di rilievo anche per Karl Lagerfeld, che ha creato abiti patckwork con inserti a mega-pois per Fendi e trench pied-de-poule ultra macro per Chanel. Moschino Cheap and Chic ha mescolato quadretti effetto tovaglia a motivi tartan completati da cinture dal pattern esotico.
Insomma, kitsch e moda sembrano una coppia inscindibile

Scrisse Gillo Dorfles nel libro Kitsch (1968): ‘molte volte la moda si impadronisce di stilemi pseudo-artistici o addirittura tipicamente kitsch e se ne serve invertendone il segno, ossia facendo di un’opera di cattivo gusto un’opera di gusto raffinato e sofisticato’. E allora i requisiti giusti per chi non ha paura di stupire sono colori frizzanti, fantasie astratte e… kitsch!”

     Insomma, il kitsch non è sinonimo di cattivo gusto per forza, o almeno il termine è stato riabilitato, anche nobilitato da artisti come Romero o Kilimnik, ma se  volete xapire davvero cos'è il cattivo gusto..... ecco a lato dei fulgidi esempi   di souvenirs che non dovrebbero mai mancare nelle nostre case...

 

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