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Barbara Cartland, una vita in rosa |
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Dame Mary Barbara Hamilton Cartland attraversa il secolo in scioltezza, tingendolo di rosa dalla via che c’è. Nasce infatti a Edgbaston, Brighton (Inghilterra), il 9 luglio 1901 e muore ad Hatfield il 21 maggio 2000, lasciando dietro di sé la bellezza di 723 opere letterarie – per lo più romanzi rosa e novelle romantiche – che con oltre un miliardo di copie vendute, nel 1983 le valgono un posto nel Guinness dei Primati come autrice più venduta al mondo. |
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Tornando alle sue origini, la giovane Barbara è l’unica figlia femmina del Maggiore Bertram Cartland (nome completo James Bertram Falkner Cartland, nato nel 1876 e deceduto il 27 maggio 1918) e di Mary Polly Hamilton Scobell (1877-1976). Il padre muore nel corso della terza battaglia dell’Aisne, mentre il nonno paterno, James Cartland, si suicida a causa di un crack finanziario. A seguito di ciò, l’intraprendente madre apre un negozio d’abbigliamento a Londra – «Poor, I may be», disse una volta Polly Cartland, «but common, I am not» – così da poter mantenere la piccola Barbie (d’ora in poi la chiameremo affettuosamente così; dopotutto si veste come se lo fosse, no?) e i suoi fratelli minori, Anthony e Ronald (quest’ultimo, popolare membro del parlamento a cui Barbie dedicò una biografia postuma con prefazione di Sir Winston Churchill), entrambi tragicamente destinati a morire nel corso della battaglia di Dunkerque (1940). Ecco, questo può forse darci un primo indizio intorno al sorgere della sua indole drammatica, tanto preziosa nel genere letterario a lei caro quanto dolorosamente appresa nella perdita – anche un tantino preoccupante, eh! – della maggior parte dei suoi cari. |
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Dopo aver frequentato la Alice Ottley School, il Malvern Girls’ College e la Abbey House nello Hampshire, la nostra Barbie guadagna rapidamente successo in qualità di reporter mondana presso il Daily Express, e un anno dopo (1923) pubblica la sua prima novella, Jigsaw, che come tutti gli altri primi lavori (a suo stesso dire) trae ispirazione dalle novelle di autori edoardiani come Elinor Glyn, che lei idolatra e di cui diventa amica. Tre anni dopo scrive anche una commedia, Blood Money, censurata dall’Ufficio del Lord Ciambellano – una birbante, insomma! – ma lei si consola diventando una delle giovani donne più stimate della società londinese degli anni ‘20 e ‘30, ammirata per la sua eleganza, bellezza e senso dello stile. La moda contribuisce a lanciare la sua immagine, soprattutto quando diventa una delle prime clienti di Sir Norman Hartnell (a cui resta fedele fino al di lui decesso nel 1979), con un solo piccolo screzio intorno all’abito nuziale, che Barbie vuole disegnare da sola contro la volontà di Norman. Il risultato è un autentico fallimento per stessa ammissione della Cartland. |
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Nel 1927 sposa Alexander George McCorquodale, ufficiale militare ed erede di un impero editoriale (deceduto nel 1964), dal quale si separò nel 1932 (divorziando però ufficialmente nel 1936) – sì, sono un sacco di date, pazienza – per risposarsi col di lui cugino, Hugh McCorquodale. Se vi sembra di vederci un ambiguo intreccio amoroso degno delle sue stesse pagine; tranquille, non siete le sole. Inoltre, il pasticcio dell’abito nuziale acquista sfumature profetiche, no? Nel 1929 Barbie ha una figlia da Alexander, la piccola Raine McCorquodale, che nel 1947 verrà giudicata Debuttante dell’Anno – chi se ne frega! – ma parliamo del divorzio… che coinvolge accuse e controaccuse di tradimento da entrambe le parti. In particolare il caso del cugino Hugh, nei cui confronti Alexander nutre forti sospetti ramificati circa una tresca di lunga data con la moglie. In ogni caso, da Hugh (che muore nel 1963), Barbie ha due figli, Ian e Glen (immagino che questo complichi un po’ le loro parentele con la sorellastra Raine, di cui sono anche cugini di secondo grado... va beh). Negli anni intreccia e mantiene una lunga amicizia con Lord Mountbatten di Burma, suo confidente e sostenitore nelle molteplici iniziative benefiche che la tengono impegnata (e in qualità di consulente tecnico per alcuni libri di ambientazione marinaresca), che venne assassinato in Irlanda nel 1979 (è una mia impressione o la Barbie porta un po’ sfiga?), e alla cui morte commentò: «È il più grande dolore della mia vita», con gran scorno di tutti i parenti e amici già deceduti fino ad allora. |
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Da questa vita rutilante nasce la sua prosa caratterizzata da uno stile puro e romantico, accuratissimo nella ricostruzione storica (al suo attivo ci sono alcuni saggi sull’ottocento), così come le sue eroine, ottocentesche fin nel midollo ma non svenevoli. Le ragazze di Barbie sono toste (forse ispirate alla figura materna?) che prendono in mano il proprio destino pur muovendosi coi modi e i mezzi del loro secolo. Insomma, coerenza storica e fermezza di carattere. I suoi gentiluomini, poi, hanno modi affascinanti e cortesi, una galanteria ormai perduta che fa piacere rincontrare almeno tra le pagine dei suoi romanzi. Tuttavia l’immagine di Barbie come auto-celebrata esperta in materia romantica attira un velo di ridicolo negli ultimi anni, quando il suo punto di vista si fa ancor più conservatore. Infatti, sebbene le sue prime opere siano da considerarsi sensazionali, le ultime e probabilmente più famose (caratterizzate da eroine vieppiù virginali e pochissime situazioni suggestive) vengono bocciate dalla critica. Di contro, i fans giustificarono questo trionfo di castità come un’attinenza storica al tema e non l’abbandonano, però le sue eroine – stando sempre ai critici – sono irrimediabilmente cambiate, perdendo di mordente insieme a Barbie che invecchia e si fa bacchettona. |
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Qualche soddisfazione però Barbie se la porta a casa, come quando Vogue la nomina: «the true Queen of Romance», e soprattutto nel 1991, quando alla bell’età di novant’anni viene investita dalla Regina Elisabetta II del titolo di Dama Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico in ragione dei suoi settant’anni di attività letteraria, politica (è stata eletta tra le file dei Conservatori) e impegno sociale. Tra gli anni ‘70 e ‘90 diventa particolarmente celebre anche in USA e Francia, apparendo frequentemente in talk-show televisivi. Eppure la celebrità di sua figlia Raine bissa e supera quasi la sua – portandole comunque ulteriori attenzioni da parte dei media – quando divorzia da Gerald Legge, 9° Conte di Darthmouth per maritarsi con John Spencer, 8° Conte di Spencer il 14 luglio 1976, diventando così la matrigna di Lady Diana Frances Spencer, futura Principessa di Galles. |
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La sua salute psicofisica declina a metà degli anni ‘90, ma il suo rapporto con la stampa e la TV non s’indebolisce, continuando a rilasciare interviste fino agli ultimi mesi della sua vita. L’ultimo progetto sarebbe stato in una serie di interviste che dovevano comporre la sua biografia dal titolo Virgins and Heroes (comprensivo di filmati casalinghi inediti), tuttavia non fa in tempo a completarlo, lasciandoci all’età di 98 anni ad appena sei settimane dal suo novantanovesimo compleanno. Dietro di sé ha lasciato una serie di manoscritti, pubblicati da suo figlio Ian col titolo Barbara Cartland Pink Collection. Secondo le sue volontà e in base alle sue preoccupazioni per l’ambiente, è stata sepolta in una bara di cartone nella sua proprietà di Hatfield, sotto un albero piantato dalla Regina Elisabetta I in persona. |
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